Nel 2030 la maggior parte degli impianti di biogas sarà destinata alla produzione di biometano.

La proiezione è del report “Biogas Beyond Energy” realizzato nell’ambito del progetto Vanguard Initiative che coinvolge 25 regioni europee (con la Lombardia come capofila)

Il biometano sarà protagonista a BioEnergy Italy (Fiera di Cremona, 20-22 aprile) in un seminario che farà il punto sugli impianti di biogas esistenti e sulle opportunità che derivano dalla produzione di biometano, oltre che di energia.

Federmetano: “Una scelta strategica.”
Secondo uno studio di DBFZ – società tedesca specializzata nella ricerca sulle bioernegie – l’Europa ha un potenziale di produzione di biometano compreso fra i 151 e i 246 miliardi di metri cubi all’anno. Il biometano, come si legge nel report, ricopre “un ruolo fondamentale nella strategia europea per la lotta al cambiamento climatico” in quanto l’implementazione della produzione di biometano può contribuire in modo decisivo alla decarbonizzazione dell’economia, favorendo la transizione verso un sistema energetico basato sulla sostenibilità e sulla circolarità nell’utilizzo delle risorse.

CHE COS’È IL BIOMETANO
Il biometano, come spiega il GSE – Gestore Servizi Energetici “è un gas che contiene almeno il 95% di metano ed è prodotto da fonti rinnovabili. Deriva dal biogas prodotto dalla digestione anaerobica di biomasse in ambiente controllato (digestore) o in discarica, in seguito alla decomposizione dei rifiuti, o dal gas derivante dalla gassificazione delle biomasse”. In sostanza il biometano è una forma di energia pulita, a emissioni quasi zero, che può essere ottenuto dalla purificazione (tramite un procedimento definito upgrading) di reflui zootecnici, rifiuti alimentari, rifiuti da gestione del verde, produzioni agricole dedicate e reflui di fogna.

UNA FILIERA VIRTUOSA
La filiera biogas-biometano è win-win perché da un lato consente di produrre elettricità, biocarburanti e bioplastiche e dall’altro favorisce lo sviluppo di un’agricoltura ‘carbon negative’. Ben il 72% degli impianti di biogas attualmente esistenti è, infatti, insediato all’interno di aziende agricole che utilizzano rifiuti agricoli, concime e colture energetiche. In Europa alla fine del 2014 erano 17.240 gli impianti di biogas funzionanti, di cui 1.300 in Italia, per una capacità totale di 8.287 MWel ed una produzione complessiva stimata in 63,6 Twhel, che “corrisponde al consumo annuo di 14,6 milioni di utenti nell’UE”, come evidenzia il report di Vanguard Initiative. Sempre al termine del 2014 gli impianti di biometano conteggiati erano 367 per una capacità complessiva di 199.204 Nm3 / h. Il biometano, dunque, rappresenta in prospettiva un’importante volano per la bioeconomia dell’intero continente e costituisce un’opportunità per tutti i produttori di biogas.

UN MERCATO COMUNE DEL BIOMETANO
Nel quadro del progetto Biosurf, istituito dall’UE in seno al programma Horizon 2000, si sta progettando un piano di sviluppo per la distribuzione transnazionale del biometano eliminando le barriere che ne ostacolano la diffusione al fine di sviluppare un vero e proprio mercato comune europeo. Biosurf, tra l’altro, si sta rivelando uno spazio proficuo per un confronto costruttivo internazionale su normative, modalità incentivanti e standard tecnici del biometano in Europa.

Il biometano sarà protagonista a BioEnergy Italy in un seminario, in programma giovedi 21 aprile alle ore 10 che farà il punto sugli impianti di biogas esistenti e sulle opportunità che derivano dalla produzione di biometano, oltre che di energia.
Al tavolo dei relatori anche Federmetano, che, come dichiara il Presidente Dante Natali, “supporta e promuove l’uso del biometano nei trasporti in quanto scelta strategica per l’Italia sia sul piano ambientale, come esempio virtuoso di filiera corta e azzeramento della CO2 emessa, sia dal punto di vista energetico, con la riduzione della dipendenza da fonti estere, e per finire anche e sul piano occupazionale, coniugando sviluppo agricolo e tecnologica industriale”.
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